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	<title>Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura &#187; architetti genova</title>
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		<title>Gianni Berengo Gardin</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Nov 2018 20:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[eiovino]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img width="345" height="240" src="http://www1.palazzoducale.genova.it/wp-content/uploads/2018/10/Berengo-_sito.jpg" class="attachment-small wp-post-image" alt="Berengo-_sito" style="margin-bottom:10px;" />7 - 25 novembre 2018<br />
Sala Liguria]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<img width="345" height="240" src="http://www1.palazzoducale.genova.it/wp-content/uploads/2018/10/Berengo-_sito.jpg" class="attachment-small wp-post-image" alt="Berengo-_sito" style="margin-bottom:10px;" /><h3 style="text-align: right">A colloquio con <font style="color:#c20606">Silvio Ferrari</font><br />
mercoledì 7 novembre 2018, ore 21<br />
Sala del Maggior Consiglio</h3>
<h4 style="text-align: right"><a href="http://www.palazzoducale.genova.it/wp-content/uploads/2018/11/bignovember-18.pdf">Scopri qui il programma completo di Big November 4</a> e<br /> <a href="http://www.palazzoducale.genova.it/wp-content/uploads/2018/11/gianni-berengo.pdf">qui</a> la locandina della mostra</h4>
<div class="tmnf-sc-hr"></div>
<h4>Attraverso il dialogo con <font style="color:#c20606">Silvio Ferrari</font>, il maestro ligure racconta la propria visione della fotografia come documento narrativo e non come semplice immagine.<br />
&nbsp;</p>
<h4>L&#8217;incontro è realizzato in occasione della mostra <font style="color:#c20606">Gianni Berengo Gardin fotografa Renzo Piano</font>, allestita in Sala Liguria fino al 25 novembre 2018, a cura di Guido Risicato e Lorenzo Trompetto.<br />Nell’ambito della rassegna Big November la mostra di Genova presenta una serie di scatti selezionati da Gianni Berengo Gardin tra i lavori realizzati dallo studio Piano nel periodo che va dal 1979 al 1994. La collaborazione con Renzo Piano inizia nel 1978 e termina nel 2000; il lavoro prodotto documenta tutte le fasi che comportano la realizzazione di un progetto di architettura, dal luogo in cui sorgerà l’opera alla fine del cantiere. Un lavoro particolare quello di Berengo Gardin, diverso dalle rappresentazioni dell’architettura che oggi vediamo sulle riviste o sui siti specializzati, una lettura che coglie tutto ciò che l’opera architettonica conclusa nasconde. La narrazione del cantiere e le sue fasi operative, gli spazi che via via si modificano e il rapporto con gli operai, attori protagonisti di questa scena.</h4>
<div class="tmnf-sc-hr"></div>
<h4><font style="color:#c20606">Gianni Berengo Gardin</font> è uno dei più noti ed importanti fotografi italiani. Nato a Santa Margherita Ligure nel 1930, si occupa di fotografia dal 1954. Dopo aver vissuto a Roma, Venezia, Lugano e Parigi. Nel 1965 si stabilisce a Milano e inizia la sua<br />
carriera professionale dedicandosi al reportage, all’indagine sociale, alla documentazione di architettura e alla descrizione ambientale.<br />
Ha lavorato con le principali testate della stampa italiana ed estera, con il Touring Club Italiano e con l’Istituto Geografico De Agostini, ma<br />
si è principalmente dedicato alla realizzazione di libri fotografici, pubblicandone oltre 200. Nel 1963 è stato premiato dal World Press Photo.<br />
Nel 1990 è stato invitato d’onore al &#8220;Mois de la Photo&#8221; di Parigi dove ha vinto il Premio Brassai. Ha tenuto circa 200 mostre personali in Italia<br />
e all’estero, e sue immagini fanno parte delle collezioni di diversi musei e fondazioni culturali, tra cui la Calcografia Nazionale di Roma,<br />
il Museum of Modern Art di New York, la Bibliotheque Nationale, la Maison Européenne de la Photographie e la Collection photo FNAC di Parigi. Nel 2015 il consiglio nazionale degli Architetti gli assegna il titolo di architetto Onorario.</h4>
<div class="tmnf-sc-hr"></div>
<h4>All&#8217;interno di <a href="http://www.palazzoducale.genova.it/big-november-4/" title="Big November, 4">Big November 4, Architectura et Media</a>, a cura di Fondazione Ordine Architetti PPC di Genova</h4>
<p><div class="tmnf-sc-hr"></div><br />
<img src="http://www.palazzoducale.genova.it/wp-content/uploads/2015/04/fond_ord_arch.jpg" alt="fond_ord_arch" width="120" height="56" class="alignright size-full wp-image-22699" /><br />
<div class="tmnf-sc-hr"></div></p>
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		<title>Eduardo Souto de Moura chiude &#8220;Lezioni di Architettura&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2015 17:38:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lparigi]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span><a href="http://www.palazzoducale.genova.it/wp-content/uploads/2015/09/12001012_10153657194893464_6921143024224534177_o.jpg" rel="lightbox[25175]"><span><img class="alignnone wp-image-25177" src="http://www.palazzoducale.genova.it/wp-content/uploads/2015/09/12001012_10153657194893464_6921143024224534177_o.jpg" alt="Souto de Moura" width="500" height="333" /></span></a> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span>Una lezione appassionata, piena di progetti e di ricordi, quella che <strong>Eduardo Souto de Moura</strong> ha portato a Palazzo Ducale per chiudere il ciclo &#8220;Lezioni di Architettura&#8221;.<span id="more-25175"></span> L&#8217;architetto portoghese, uno dei più importanti professionisti del panorama internazionale, arriva a Genova per raccontare progetti e realizzazioni, ma anche i materiali. «<em>Durante un lavoro nel Nord-Est del Portogallo</em>», racconta «<em>mi ricordo che gli operai cantavano nel cantiere. Mi dissero che lo facevano perché le pietre erano &#8220;vive&#8221;, e questo è un aspetto che ho imparato io stesso. La pietra cambia colore, forma, disposizione, a seconda della stagione e delle condizioni meteorologiche</em>». </span></p>
<p><span>Souto de Moura, <a href="http://www.pritzkerprize.com/" target="_blank"><span><strong>Pritzker Prize 2011</strong></span></a>, chiude un fortunato ciclo di incontri organizzato in collaborazione con la <strong><a href="http://www.fondazione-oage.org/" target="_blank"><span>Fondazione Ordine degli Architetti di Genova</span></a></strong>, a cura di Benedetto Besio, con Clelia Tuscano e Nicola Canessa.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span> <a href="http://www.palazzoducale.genova.it/wp-content/uploads/2015/09/12045621_10153657193868464_5289763157973648345_o.jpg" rel="lightbox[25175]"><span><img class="alignleft wp-image-25178 size-medium" src="http://www.palazzoducale.genova.it/wp-content/uploads/2015/09/12045621_10153657193868464_5289763157973648345_o-300x200.jpg" alt="12045621_10153657193868464_5289763157973648345_o" width="300" height="200" /></span></a> </span></p>
<p><span style="color: #000000">La cosiddetta &#8220;Scuola di Porto&#8221;, comparsa sulla scena dell&#8217;architettura internazionale a metà degli anni &#8217;80, riunisce tre generazioni: Fernando Tavora, Alvaro Siza ed Eduardo Souto de Moura. Quest&#8217;ultimo, oggi anche Visiting Professor dell&#8217;Università di Belleville a Parigi, e degli atenei di Harvard, Dublino, Zurigo e Losanna, ha lavorato a lungo in Portogallo, ma anche in Francia, Italia e Stati Uniti. </span></p>
<p><span style="color: #000000">Oltre al prestigioso Pritzker Prize, ha ricevuto nel 2001 la <strong>Medaglia d&#8217;Oro Heinrich Tessenow</strong>. I precedenti ospiti del ciclo di incontri sono stati Albert de Pineda e Kengo Kuma.  </span></p>
<p>&nbsp;</p>
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